Le Asturie sono superate e finalmente avanti a me si apre la Galizia, Santiago e’ più vicina. La fatica si sente sopratutto nelle ultime ore di cammino tutte sotto la pioggia. Una pellegrina francese viaggia con il suo cane. La segue passo passo senza fare storie. Un fantastico chiosco a 10 km dall’arrivo migliora il mio umore. Il barista serve un panino buonissimo con tanto di contorno di olive dietro un bancone che sembra immutato nel tempo. E’ colmo di orologi da polso che penzolano da ogni dove mentre fotografie di una vita si susseguono sui muri senza lasciare neanche un angolo libero. Tra tutte c’è l immagine di una vecchina del posto di ben 107 anni; il giorno del suo compleanno e’ immortalata mentre cuce, sorridente, beffarda dell’ora e della corsa delle loro lancette. Da lì il mio cammino prosegue con due pellegrini italiani. La donna mi parla della morte del padre e dell’incidente da cui si è salvata, motivi del suo cammino. Mi rendo conto che in tutte le donne che conosco la perdita del papà e’ stata la più grande sofferenza. Per quanto adorassi mio papà per me non è stato così, ho sofferto ma non mi sono sentita persa nonostante fossi molto più giovane ne’ sento mai la necessità di esternare un mio turbamento. Anzi penso a quanto era testardo e indipendente tanto che una volta provo’ a tagliarsi i capelli da solo facendo un vero disastro. Quell’immagine divertente spazza via la malinconia. Le lacrime scendono dal ridere e penso che in effetti ieri sera mi è venuta l’idea di tagliarmi i capelli ovviamente da sola per viaggiare più leggera. Figlie!

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