Stamattina tra me e il cammino ci si è messa una serratura. Qualcuno evidentemente aveva chiuso la porta dell’albergue da fuori cosicché tutti gli altri, me compresa, sono rimasti bloccati dentro. Sono uscita un’ora in ritardo, quando mi sono decisa a contattare il
gestore della struttura che visibilmente assonnata, a piedi nudi con ancora il pigiama addosso, e’ corsa a farci uscire. A 8 chilometri da Cadavo ho fatto colazione con una frittata di patate presso un baracchino. Dietro di me una chiesa finalmente aperta mostrava il suo altare con la statua di san Giacomo a cavallo. La signora che cura la visita per i pellegrini e’ venezuelana. Vedendo una coppia di colombiani ha parlato delle sue origini, del timore per la sua famiglia che ancora vive nel Sud dell’America in questo momento di caos politico. Le sue parole mi hanno ricordato il perché ho iniziato a militare; le piccole e grandi vicende del mondo influiscono nelle nostre vite. Pur rimanendo fermi non ne saremo immuni e quindi ci si deve schierare, non rimanere passivi. Con questa rinnovata convinzione ho continuato il mio cammino quasi ininterrottamente fino a Lugo. Ho rivisto tutti i pellegrini conosciuti fino ad oggi ma nella cattedrale della città e’ avvenuto l’incontro migliore della giornata. Seduta su un banco a pregare ed ad ammirare la fantastica architettura mi sono sentita chiamare Italiana valiente. Si e’ avvicinato Antonio (il più giovane, questa volta solo senza il suo omonimo) con in mano una cartina chiedendomi quando sarei arrivata a Santiago de Compostela. Il 24 ho risposto, 100 km in tre tappe, per essere certa di essere all’alba del 25, giorno della celebrazione del Santo, sulle scalinate della chiesa e prendere posto. Con un sorriso mi ha detto che sapeva che sarei arrivata prima di loro e di tutti gli altri sulla via. Capisco la sua domanda, gli faccio la mia promessa. Dopo avermi abbracciato commosso ha gesticolato mimando un timbro sulla mia credenziale; Valiente.

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