La rua de los hospitales regala emozioni uniche che bilanciano la fatica.
Oltre le nuvole cavalli allo stato selvatico galoppano sulla vetta, puledri si abbeverano in pozze d’acqua mentre le loro mamme già aspettano in grembo il prossimo nascituro. Le aquile volano sulla mia testa, guardano e puntano in alto. Si respira aria di una vita autentica priva di fronzoli e di quanto può essere superfluo. Io con il mio zaino e dentro giusto l’essenziale mi sento ricca di una libertà che so nessuno potrà mai togliermi e che e’ l’unico mezzo per fare pace con il dolore. Mi accorgo che nessuno oggi nasce libero. E’ il guaio dell’epoca contemporanea. Lo si può però diventare se scegliamo di purificare i nostri occhi. Ho iniziato a camminare perche’ non avevo più la forza di farlo. Non ho più smesso perché non ho più la forza di fare un così grande torto a chi non ha il privilegio di arrampicarsi quassu’. Oggi sono stata a lungo con un gruppo di pellegrini. Uno in particolare sentendo che sono avvocato, e’ caduto in quelle banalità che diventano chiacchiere da bar. Li’ oltre le nuvole i bar non ci sono, i tribunali si; dove puntano le aquile.

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