Manca poco alla mia partenza. Tra solo tre giorni inizierò il mio terzo cammino verso Santiago. Ho deciso così di cominciare la mattinata facendomi lo zaino. Non mi entusiasma mai questo momento. Sono perennemente divisa tra la consapevolezza di non poter rinunciare a quanto necessario a superare ogni imprevisto ed il peso. Lo zaino non deve superare,infatti, il 10% del peso corporeo, per me una missione impossibile considerato che, stando alla regola, dovrebbe pesarne 5. Va bene se non vado oltre gli 8.
Meglio togliersi il dente allora. Due cambi, un asciugamano tecnico, il sacco lenzuolo, una pila, ago e filo per le vesciche, tachipirina, zirtec, un antibiotico, sapone di Marsiglia (per capelli, corpo e abiti), caricabatteria, borraccia, guida, credenziale: tra le cose materiali questo e’ l’essenziale con cui si può vivere.
In attesa di trovare una bilancia dove controllare il frutto del mio lavoro, afferro la mia borsa per recarmi in Tribunale. Spunta un biscottino della fortuna che venerdì, alla cena con Enzo e Mauri, il cinese del ristorante mi ha regalato. E’ la mia (sbagliata) colazione. Scartandolo appare il mitico messaggio:”un viaggio alle Hawaii potrebbe essere tuo” e non so se ha sbagliato direzione o se la sbaglierò io.

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